Archive for Febbraio, 2010

Alessandro Salvi recensisce “Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena” di Simone Molinaroli

TRA LE MACERIE DELLA CERTEZZA

Simone Molinaroli “Cani al Guinzaglio nel Ventre della Balena (Poesie 1994-2000)”
FaraEditore, 2008 Rimini

C’è una poesia impermeabile a ogni sorta di vittimismo, quel vittimismo così spesso frequente in tanta poesia, soprattutto in quella intimista. C’è una poesia, dunque, che si pone come strumento di difesa contro la bieca, ottusa nonché mansueta accettazione di ogni facile consolazione. È il caso di Simone Molinaroli, poeta e performer pistoiese. Aprendolo questo libro ci sorprende questo impietoso scavare dentro la ferita, questo sondare e guardarsi senza infingimenti, con sguardo acuminato, teso in uno strenuo ed estenuante corpo a corpo con la materia incandescente della realtà di ogni giorno. Il tutto condotto attraverso un linguaggio veemente e originale allo stesso tempo, tanto quanto basta per spiazzare il lettore, sorpreso di fronte a un dettato epurato da incrostazioni letterarie, che procede spesso per accumuli, conferendo allo stesso un’ icasticità ruvida ed asciutta, sfociante talvolta in enunciati al fulmicotone: “Vuoto come una carcassa/ agile come un cacciatorpediniere/ guido un’utilitaria/ nella notte autostradale./ I keep coming back/ for a little more of your love”. Altrove, quasi si trattasse di un Qohélet dei nostri tempi, sostiene lapidario che “…essere vivi tra le macerie/ della certezza e della sorte/ è una gran cosa.”. Cioraniano quanto basta per colpire dove più duole, Molinaroli addita e denuncia perseguendo la via della chiarezza, chiarezza intesa come impegno etico e morale, quale dovere volto al recupero di un bene spirituale, ricordandoci però di non aggrapparci a facili scuse e alibi gratuiti: “…e ricorda/ a chi esiste/ come una gita scolastica/ che la morte/ non ha preferenza.”. C’è una rabbia che scorre come fiume carsico lungo lo sdipanarsi dell’intera raccolta, esibita per mezzo di una parola sorvegliata e vigile, che emerge dalla pagina come un gancio ben assestato, mostrandosi nella sua nudità e pregnanza semantica: “Il culo sudicio d’aprile/ e le bestie proletarie/ inghiottono merda/ sul fondo di un amaro”. Fulminee le similitudini, personificazioni e metafore che emergono inaspettatamente, sorprendendo per freschezza e originalità; eccone una fra tante: “…il futuro non ha gambe/ per venirmi incontro/ nemmeno braccia per salutarmi”. Troviamo così immortalati in questo affresco odierno: scorci urbani, tensioni gnomiche, affilate analisi che affondano a piene mani nel presente magmatico: “…Una guerra vista da lontano/ è come un tramonto visto dal vivo/ voltandosi scompare….”. Percorsa da un fremito di lucida e fredda inquietudine, la raccolta ci coglie come in un vorticoso susseguirsi di visioni che a malapena riusciamo a decifrare. Stupisce la coesione e la robustezza del libro in questione, tanto più sapendo si tratti di una scelta di poesie provenienti da diverse sillogi, apparse separatamente lungo un’arco temporale di più di un lustro, qui per l’occasione opportunamente migliorate e rimaneggiate.
Una pronuncia, è il caso di sottolinearlo, potente e precisa, che col bisturi del verso squarcia il muro delle ambiguità, demistificando una realtà sommersa ai più, resa fedelmente poiché fotografata nella sua perentoria, concreta, cruda, quotidiana immanenza. La realtà di questo nostro sciaguratissimo e ipocrita mondo d’oggi.

Alessandro Salvi

© 2009 Alessandro Salvi

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